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Sono solo canzonette – Sanremo 2019

Io mi ricordo, 

Che nella mia testa e nel mio cuore, insomma nella mia più profonda persona, la Musica ha sempre avuto un posto speciale.

Sarà grazie a mio padre, perché appoggiava i dischi dei cantautori italiani sullo stereo, e io che a malapena ci arrivavo davanti, col muso e gli occhi all’insù pieni di stupore, ascoltavo Dalla, De Andrè, Venditti, De Gregori, Baglioni, Nannini, Mannoia, Anna Oxa, Concato, Bertoli…le note salivano, nella mia camera, ascoltavo queste voci, ne ero rapita.

Così Sanremo era un appuntamento immancabile già da piccola.

Sempre il mio papà mi aveva regalato un walk-man (che tuffo negli anni ’80-’90! Se ci penso!). Un mattone rosso di mezzo chilo che leggeva le cassette ma aveva anche la radio, eh!!! E le cuffie arancioni. Vabbeh.

Ma tornando alla Musica, siccome non esistevano Spotify e diavolerie simili bisognava ingegnarsi per avere le canzoni, così già dalla prima serata di Sanremo io passavo le ore (finchè me lo permettevano) seduta per terra davanti al caro stereo, ad ascoltare in stereofonia con la TV le canzoni. Il ditino sinistro stava attento alla stazione radio e al volume; il ditino destro schiacciava “REC e PLAY” contemporaneamente, per registrare sul nastro la canzone. Ecco come ho rotto i tasti dello stereo!!! Non ne poteva più di quello strazio, poverino, così ad un certo punto si bloccavano i due tasti, e io rimanevo senza la canzone in gara.

Cutugno, Oxa, Zucchero, Ramazzotti, Mia Martini, solo alcuni di quelli che ricordo ora, tutti li avevo e li conservavo e li ascoltavo in loop.

Per me Sanremo quindi è il top, era l’appuntamento dell’anno (non c’era mica Xfactor ad Ottobre!), ci sono state stagioni in cui sì era inguardabile, ma ha fatto e fa la storia di questo nostro popolo, così disorientato, così confuso.

E Baglioni. Ma come posso spiegarvi che avrò avuto 12 anni ed ero al Parco della Pellerina a Torino e ho assistito al mio primo concerto proprio guardando lui? (Sempre mio padre come accompagnatore). Cantavo “Signora Lia”, “Viva l’Inghilterra”, “Porta Portese”, ed ero felice.

Infatti anche il filone dei concerti devo dire che non mi ha abbandonata, chi mi conosce bene sa che almeno 2/3 all’anno “me li devo fare” (gergo torinese per dire che vi devo partecipare, non basta ANDARE, bisogna perderci la voce e quasi perderci i sensi, sentirne le conseguenze nei giorni successivi, avere male alle orecchie fino a metà del giorno dopo, riascoltare mentre si torna a casa le stesse canzoni appena urlate).

Sanremo 2019 – 69ma edizione.

Mi piace molto questa edizione, mi piaceva anche quella passata. Non sto leggendo molto in merito, non mi interessa delle critiche per i denari corrisposti ai protagonisti, o altri gossip.

Io amo il Bello, amo l’estro creativo, amo il coraggio che vedo nelle scelte che si fanno. E finché vedo che qualcuno quelle scelte le fa, non posso che ammirarlo, altro che criticarlo (pensando a Baglioni come direttore artistico).

Tutto questo per arrivare a dire che quando sul palco sale un artista, e inizia con musica-parole- canto-orchestra-luci-silenzi-occhi socchiusi oppure occhi spalancati-rabbia-sudore, a far passare le sue emozioni…mi emoziono anche io.

Il mio corpo mi comunica che mi sto emozionando forte quando i brividi mi arrivano fino a dietro le orecchie, le canzoni di Irama e di Daniele Silvestri e di Ultimo e di Cristicchi mi hanno dato questi brividi. E io allora ringrazio Baglioni che mi ha fatta crescere con le sue canzoni, ringrazio Sanremo che mi ha fatto e mi fa vibrare come uno strumento, ringrazio questo popolo che tanto sparla e tanto parla, ringrazio tutti e finalmente stasera me lo godo appieno.

Ah, per chi si aspettava commenti riguardo agli abiti…questi passano oggi in secondo piano, ed è un buon segno secondo me, perché parla la Musica. 

Godiamoci le note delle nostre Vite.

Un pensiero su “Sono solo canzonette – Sanremo 2019

  1. L’ARIA DEL 69ESIMO FESTIVAL DI SANREMO
    Finalmente, dopo tanto tempo che ci volevo andare, anche io sono approdata a Sanremo per respirare l’aria del festival della canzone italiana. Ho vissuto un’atmosfera scoppiettante, si udiva musica ovunque e postazioni radiofoniche trasmettevano interviste di cantanti famosi o aspiranti tali. Ho visto un mare di gente, ho superato il varco del metal detector e alla fine l’accesso su via G. Matteotti, sede del teatro Ariston, dove tutti, passando, si sentono un po’ protagonisti. Mi hanno piacevolmente colpito gli artisti di strada, sconosciuti ma bravi nelle loro particolari performance. E ancora persone elegantemente vestite e truccate pronte a farsi notare nella loro bellezza; sosia di cantanti che vagavano e tutti quanti accomunati dal desiderio di notorietà, di farsi notare ed apparire. Lungo la via passeggiavano ragazze volutamente scosciate pronte a mettersi in posa per farsi immortalare. Non parliamo poi della scalinata del Casino’ di Sanremo, dove giovani donne da red carpet indossavano abiti lunghi e scollati ed amavano farsi fotografare da fotografi improvvisati per qualche book. A prescindere dalla tipologia dell’abito: lungo, aderente, con o senza paillettes, il filo conduttore di queste dive alle prime armi è l’inseguimento di un sogno, la possibilità di giocarsi un’occasione nella vita, hic et nunc. Ecco cosa mi ha colpito: credere che il desiderio di diventare famosi si possa avverare, che a qualcuno vengano aperte le porte del successo. Inseguire i propri sogni non costa nulla, crederci ci fa solo stare meglio per cui il mio invito, prendendo spunto dal soggiorno sanremese è quello di continuare a sognare, sempre!

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